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2017.04.13 - Lettera all'Assessore alla Famiglia

  Palermo, 13 aprile 2017

  Gent.ma Dott.ssa Mangano Carmencita
  Assessore Regionale alla Famiglia

L’Associazione MERAVIGLIOSA MENTE, da me rappresentata, è un'associazione di volontariato - ai sensi della legge nazionale 11/8/1991 n° 266 e della legge regionale 7/6/1994 n° 22 - composta da familiari di persone affette dal disagio psichico. L'associazione nasce nel Gennaio 2010 su iniziativa di un gruppo di genitori i cui figli sono affetti dal disagio psichico. È rivolta a tutte le persone con disagio psichico ed ai rispettivi nuclei familiari.

L’associazione aderisce al Coordinamento “Si può fare - Per il lavoro di comunità”. Un coordinamento di associazioni, di familiari, di operatori e di utenti, presenti in quasi tutte le province siciliane.

Avuto riguardo alla Sua competenza e alla Sua sensibilità in merito ai problemi dei cittadini portatori di disagio psichico, desideriamo, con la presente, sottoporle due problematiche particolarmente sentite dai nostri associati.

In particolare i soci portatori di disagio psichico della nostra Associazione hanno di recente posto sempre più in evidenza le difficoltà incontrate sia per l’inserimento sociale, sia per l’ingresso nel mondo del lavoro.

Molti di questi giovani, sono “in carico” al Dipartimento di Salute Mentale (DSM) dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo, che li segue costantemente con interventi terapeutici.
La scienza medica afferma che affinchè gli interventi sanitari, posti in essere dai servizi del DSM, abbiano la loro completa attuazione risulta fondamentale ed indispensabile che i percorsi terapeutici vengano integrati con interventi di inclusione sociale e lavorativa.

In merito all’inserimento lavorativo, riteniamo che un certo numero di utenti dei servizi di salute mentale, per studi e capacità personali, siano in grado di lavorare, avendolo di fatto dimostrato in precedenti esperienze lavorative, seppur nel breve periodo previsto dall’attività stessa. Di contro lo stigma legato alla malattia mentale fa sì che queste persone incontrano grandi difficoltà ad essere inseriti ed accettati nel mondo del lavoro.

Riguardo l’inclusione sociale è necessario attivare interventi sulla rete sociale e sulla famiglia (gruppi appartamento, operatori d’appoggio, tirocini formativi, interventi sull’area della socialità ecc.).

Il Piano Strategico Regionale per la Salute Mentale ha per questo individuato nel Progetto Terapeutico Individualizzato (P.T.I.) lo strumento principe per accompagnare la presa in carico sanitaria con la presa in carico sociale, che può realmente consentire ed attivare percorsi di salute e prevenire fenomeni di cronicità. Il Piano Strategico Regionale, prevede a tal fine che il P.T.I. venga attuato attraverso budget di salute flessibili che le equipe curanti devono poter approntare soprattutto per le situazioni con caratteristiche di complessità e/o gravità.

Una prima richiesta, a tal proposito, è quella di rendere operativo il Documento sull’integrazione socio-sanitaria, predisposto da un gruppo di esperti nominato dagli Assessorati Regionali alla Famiglia e alla Salute e che ha già avuto il parere favorevole della VI Commissione Servizi Sociali e Sanitari dell’ARS.

Tale Documento individua una linea sperimentale per l’area della Salute Mentale che, se collegata ad uno specifico capitolo di spesa, potrebbe diversificare l’operatività dei servizi di salute mentale oggi unicamente centrati sulla residenzialità psichiatrica.

Spesso infatti gli operatori dei servizi non sono in grado di progettare interventi sul fronte territoriale, sociale e lavorativo, interventi che la letteratura scientifica individua sempre più frequentemente come gli interventi più efficaci e meno costosi per la maggior parte di patologie psichiatriche.
Infatti è solo con l’inserimento sociale e lavorativo che si consegue la reale inclusione del giovane con disabilità psichica, consentendo allo stesso di uscire da una condizione di “assistenzialismo” e per entrare, a pieno titolo, a far parte attiva della società.
E’ innegabile, peraltro, che la mancanza di un lavoro, laddove la persona abbia le potenzialità di inserimento, non può che avere ripercussioni negative sulla patologia, con aggravio dei costi per il servizio sanitario e per la Regione siciliana.

La specifica questione dell’inserimento lavorativo è il secondo punto che sottoponiamo alla Sua attenzione, con particolare riferimento alla Legge 68/99 che prevede per tutti gli Enti con più di 15 dipendenti un obbligo all’assunzione di disabili. La nostra associazione riscontra purtroppo che i datori di lavoro anche pubblici, quando sono obbligati ad assumere un disabile prediligono quello “fisico” a quello “psichico”. Ciò nonostante che il comma 4 dell’art. 9 della L.68/99 disponga che “i disabili psichici vengono avviati su richiesta nominativa mediante le convenzioni di cui all'articolo 11”.
In particolare, i datori di lavoro pubblici, che non sempre rispettano gli obblighi della L.68/99 , nel caso in cui hanno assolto all’obbligo della legge citata, hanno proceduto ad assumere disabili con le modalità di cui al comma 2 dell’art. 7 della L. 68/99, (oggi, art. 35 del d.lgs 165/2001), non applicando il medesimo articolo di legge nella parte in cui fa “salva l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 11 della presente legge”.

Purtroppo quindi nella Regione siciliana gli Enti pubblici non stipulano, per l’assunzione di disabili psichici, le convenzioni ex art. 11 e per contro assumono, ad esempio, con avviso pubblico, eludendo in tal modo l’applicazione della disposizione cogente di cui comma 4 dell’art. 9 della stessa legge che, si ripete, così recita “i disabili psichici vengono avviati su richiesta nominativa mediante le convenzioni di cui all'articolo 11”.
Per quanto sopra esposto sarebbe opportuno prevedere ed attuare provvedimenti che rendano, almeno per gli enti pubblici, e per una certa quota di assunzioni, l’obbligatorietà del ricorso alle convenzioni per l’assunzione di disabili psichici.

Nel ringraziarLa per la cortese attenzione ed in attesa di un incontro nel quale potremo, insieme ad altri componenti del Coordinamento “Si può fare - Per il lavoro di comunità”, approfondire quanto in argomento, mi è gradito porgere i più cordiali saluti.

                                                                                                                                                                           in fede
                                                                                                                                                                  Anna Maria Esposito